Negli anni Settanta la Fiat tentò una mossa audace: creare un’utilitaria economica destinata soprattutto all’estero. Nacque così la Fiat 133, un modello oggi poco ricordato ma ricco di curiosità.
La Fiat 133 è una delle vetture più particolari e meno conosciute della storia del marchio torinese. Prodotta nella seconda metà degli anni Settanta, rappresentò un tentativo di rinnovare il concetto di utilitaria sfruttando una base tecnica già collaudata, ma con risultati contrastanti.

Pensata inizialmente come possibile erede della Fiat 126, la 133 seguì in realtà un percorso tutto suo, diventando un modello destinato quasi esclusivamente ai mercati esteri.
Un progetto nato tra Spagna e Sud America
La Fiat 133 venne sviluppata e prodotta principalmente in Spagna, nello stabilimento Seat, e successivamente anche in Argentina. Dal punto di vista tecnico, l’auto riprendeva lo schema classico della Fiat 850, con motore posteriore e trazione posteriore, una scelta già considerata superata all’epoca.
Il design, squadrato e semplice, puntava a contenere i costi di produzione. L’abitacolo era essenziale, con finiture ridotte al minimo, ma offriva una discreta abitabilità per una city car degli anni Settanta.
Sotto il cofano trovava posto un motore a quattro cilindri da 843 cm³, capace di prestazioni modeste ma adeguate all’uso urbano e ai mercati emergenti.
Perché la Fiat 133 non ebbe successo
Nonostante le buone intenzioni, la Fiat 133 non riuscì a imporsi sul mercato. Le sue soluzioni tecniche risultavano già datate rispetto alle concorrenti a motore anteriore, più moderne e confortevoli.
Inoltre, il confronto con la Fiat 126, più compatta e meglio riuscita, giocò a suo sfavore. Anche la guida non brillava per comfort e stabilità, soprattutto alle velocità più elevate.
La produzione terminò dopo pochi anni e la 133 rimase un modello di nicchia, oggi ricordato soprattutto dagli appassionati e dai collezionisti di auto storiche Fiat.





