BYD è un brand in forte ascesa, che ha manifestato interesse anche per l’ingresso nel mondo della F1 e del motorsport. In Europa è ora al centro di un’inchiesta per presunti turni di lavoro estenuanti imposti ai lavoratori.
La BYD è ormai una realtà consolidata nel mondo dei motori, un vero e proprio gigante che è arrivato a contendere il dominio della Tesla sul fronte della vendita delle auto elettriche. Nelle ultime ore, i vertici hanno confermato la volontà di entrare in F1, e non si tratta solamente di semplici indiscrezioni. La vicepresidente del gruppo Stella Li ha parlato di costanti contatti con Stefano Domenicali, con cui c’è stato un incontro a Shanghai, in occasione del GP della Cina.

BYD è stata la protagonista assoluta del Salone dell’Auto di Shanghai andato in scena nelle ultime settimane, ma non è tutto oro ciò che luccica per il gigante del paese del Dragone. In Europa è partita un’inchiesta relativa alla costruzione dello stabilimento di Szeged, in Ungheria, dove pare che i diritti dei lavoratori non siano stati rispettati. L’analisi della vicenda è ancora alle fasi embrionali, ma i risvolti potrebbero essere clamorosi.
BYD, sotto accusa il lavoro nella fabbrica di Szeged in Ungheria
Secondo quanto reso noto dall’organizzazione “China Labor Watch“, i lavoratori avrebbero svolto dei turni superiori alle 12 ore di lavoro, ma non finisce qui. Coloro che sono stati impiegati per la costruzione dello stabilimento ungherese di BYD a Szeged avrebbero lavoro per 7 giorni su 7, vivendo in condizioni simili al lavoro forzato. Per giungere a tali conclusioni, sono stati intervistati circa 50 lavoratori, oltre che vari sopralluoghi effettuati tra il mese di ottobre del 2025 ed aprile del 2026.

Inoltre, le autorità ungheresi hanno annunciato la morte di una persona in questo luogo, ma non sono mancati nemmeno gli interventi di emergenza, segno che le condizioni di lavoro siano a dir poco estreme. Le accuse contro BYD sono giunte sino al Parlamento europeo, che dovrà ora affrontare la questione, chiedendo chiarimenti alla Commissione UE. Il colosso cinese sta raddoppiando le proprie immatricolazioni in Europa, e ciò ha portato a dei ritmi molto serrati nel tentativo di completare il primo possibile l’impianto ungherese. Ciò, in ogni caso, non giustifica delle condizioni lavorative che mettano in pericolo gli operai.





