Finalmente un esemplare unico al mondo si è mostrato con una colorazione speciale dopo tre anni di restauro del Polo Storico.
L’Italia che piace è quella che fa delle tradizioni innovazioni, su basi forti e certe della storia anche delle proprie auto. Lamborghini è sinonimo d’ identità che sposa con il concetto moderno di tecnologia. La storia dell’uomo, Ferruccio prima e delle sue auto dopo hanno portato in primo piano, sul palcoscenico esclusivo dell’Anantara Concorso Roma 2026, una Miura SV del 1972, perfettamente restaurata nel Polo Storico per circa tre anni al fine di riportarla, corretta, alle origini.
In una cornice esclusiva nella Capitale, a Villa Borghese, tra le più incredibili vetture esposte, il marchio di Sant’Agata Bolognese ha rimarcato la sua presenza nella valorizzazione del patrimonio storico, con l’auto che ha segnato un’epoca con il motore V12 in posizione posteriore-centrale e linee disegnate da Marcello Gandini per Bertone, divenuta celebre per la sua forma sinuosa e le prestazioni da primato (oltre 280 km/h). Ritorno al passato con Miura, la prima supercar, arrivata nel Polo Storico in condizioni non proprio ottimali e ricostruita nella sua identità, pezzo dopo pezzo, attraverso la documentazione originale e un’analisi accurata e tanto duro lavoro.
Vista da vicino la supercar rappresenta un salto negli anni ’70, interni “Siena” a contrasto con la carrozzeria, il volante piccolo come richiesto dal primo proprietario e la leva del freno a mano, ormai sparita sugli ultimi modelli Lamborghini. “La gente guarda la bellezza della linea, ma bisogna vedere cosa c’è sotto. Bella fuori e bella dentro”, affermava il buon Ferruccio guardando la creazione iconica. Non a caso volle battezzare la vettura col nome Miura in onore dell’allevatore di tori da combattimento Don Eduardo Miura Fernandez.
Osservando gli esterni colpiscono le griglie e le alette, fino ai particolari tecnici come i terminali di scarico “tipo Bob”. I due fari anteriori disegnati come gli occhi di una bella donna ammiccano al futuro e al suo pubblico. Eleganza, classe, stile e sportività rafforzati da cerchi color oro e prese d’aria laterali. Infine, il colore della carrozzeria, la famosa tonalità “Luci del Bosco” completa quest’opera d’arte che racchiude un’epoca meravigliosa per l’Italia e per l’automobilismo nostrano. Nonostante l’avversione del fondatore della Lamborghini per le sfide in pista, avevano sfruttato lo schema a motore centrale di alcune automobili da competizione dell’epoca, quali la Ford GT40 o la Ferrari 250 LM.