Una delle aziende italiane più importanti, soprattutto a livello geopolitico, sta per passare in mani arabe nonostante la contrarietà del Governo
I grandi fondi sovrani sono diventati protagonisti sempre più attivi negli equilibri industriali globali, puntando direttamente a settori strategici, dall’energia alla tecnologia fino all’aerospazio. In questo scenario, anche l’Europa e l’Italia sono entrate nel radar di investitori internazionali pronti a muoversi su asset considerati cruciali non solo dal punto di vista economico, ma anche politico.
Il Public Investment Fund, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, da tempo sta portando avanti una strategia di diversificazione con investimenti in ambiti ad alta intensità tecnologica, per ridurre la dipendenza dal petrolio e costruire una presenza industriale globale sempre più solida.
Leonardo, storico colosso italiano, è al centro di intense trattative con Pif, e secondo le indiscrezioni emerse nei mesi scorsi, il fondo saudita sarebbe in una fase avanzata di dialogo per entrare nella divisione Aerostrutture del gruppo, un comparto chiave che si occupa della produzione di componenti per velivoli civili e militari.
Si tratta di un’area particolarmente delicata, sia per il valore tecnologico sia per il peso industriale sul territorio. Le aerostrutture richiedono competenze elevate, investimenti costanti e una filiera produttiva complessa, elementi che negli ultimi anni hanno reso il settore soggetto a cicli altalenanti legati all’andamento del mercato aeronautico globale.
L’eventuale ingresso di un partner come il PIF potrebbe rappresentare una leva importante per sostenere lo sviluppo, garantire nuovi capitali e rafforzare la competitività internazionale, ma l’operazione solleva anche interrogativi rilevanti, soprattutto per le possibili ricadute sul piano occupazionale e territoriale.
Il tema è diventato particolarmente caldo nel Mezzogiorno, dove si concentra una parte significativa delle attività della divisione Aerostrutture. Stabilimenti come quelli di Grottaglie e Foggia, insieme ad altri presenti tra Puglia e Campania, rappresentano un punto di riferimento per l’industria locale e per migliaia di lavoratori.
Durante una riunione istituzionale dedicata all’occupazione, il consigliere regionale Cosimo Borraccino ha espresso dubbi sull’operazione, sottolineando i rischi legati a una possibile perdita di controllo industriale. Le preoccupazioni riguardano in particolare il medio e lungo periodo, con il timore che l’ingresso di un investitore estero possa portare a una progressiva delocalizzazione delle attività. Un’ipotesi che, secondo diversi rappresentanti istituzionali e sindacali, potrebbe avere conseguenze pesanti sul tessuto produttivo del Sud Italia.
La richiesta che emerge dal territorio è quella di ottenere garanzie chiare sulla permanenza delle produzioni e sulla tutela dei livelli occupazionali. Il confronto si è quindi spostato anche a livello nazionale, con l’idea che una decisione di questo tipo non possa essere affrontata esclusivamente in chiave aziendale, ma debba coinvolgere direttamente il Governo Meloni e la politica industriale del Paese.
Per Leonardo l’operazione potrebbe aprire nuove opportunità, soprattutto in mercati come quello mediorientale, dove la domanda nel settore aerospaziale e della difesa è in forte crescita, e l’ingresso di capitali freschi potrebbe contribuire a dare maggiore stabilità a un comparto esposto alle oscillazioni del mercato globale.