Nuovi modelli, più produzione e investimenti: Stellantis prova a invertire la crisi dell’auto in Italia dal 2026.
Il futuro dell’auto in Italia passa ancora da Stellantis. Dopo anni difficili e numeri in calo, il gruppo automobilistico ha tracciato una nuova rotta che punta a rilanciare la produzione nazionale già dal 2026, con nuovi modelli, investimenti mirati e una strategia più ampia.

Un cambio di passo atteso, soprattutto dopo il forte calo registrato negli ultimi anni, che ha messo in difficoltà fabbriche e lavoratori.
Produzione in crescita: il piano per il 2026
Secondo le anticipazioni sul piano industriale, il 2026 rappresenterà un anno chiave: la produzione in Italia tornerà ad aumentare grazie all’arrivo di nuovi modelli e al rafforzamento degli stabilimenti.
Tra le novità più importanti ci sono:
- Nuovi modelli a Melfi, tra cui Jeep Compass e DS N°8
- La Fiat 500 ibrida a Mirafiori, già protagonista di una ripresa produttiva
- Veicoli commerciali di nuova generazione ad Atessa
- Il rilancio di Cassino con modelli premium come Maserati
Questo piano dovrebbe portare anche a meno cassa integrazione e nuove assunzioni, segnando un’inversione rispetto al recente passato.
L’obiettivo è chiaro: riportare volumi produttivi più alti e rendere gli stabilimenti italiani centrali nella strategia europea del gruppo.
Dalla crisi alla ripartenza: una sfida ancora aperta
Il rilancio arriva dopo una fase estremamente complessa. Negli ultimi anni, infatti, la produzione auto in Italia ha subito un crollo significativo, scendendo a livelli ben lontani dagli obiettivi prefissati.
Le cause sono diverse:
- Domanda incerta, soprattutto per l’elettrico
- Concorrenza internazionale sempre più aggressiva
- Transizione energetica ancora in evoluzione
Per questo Stellantis sta adottando un approccio più flessibile, puntando su una gamma che includa elettrico, ibrido e motori tradizionali, per adattarsi meglio al mercato reale.
Parallelamente, il gruppo ha confermato il proprio impegno industriale nel Paese, con miliardi di euro destinati alla filiera italiana e ai fornitori locali.
Il 2026 sarà quindi un anno decisivo. Se i piani verranno rispettati, l’Italia potrebbe tornare a essere un pilastro della produzione automobilistica europea. Ma la sfida resta aperta: il vero test sarà trasformare le promesse in numeri concreti.





