Il pericolo di un ritorno ad una sorta di “lockdown” in Italia è serio, e il Governo Meloni sta già varando il piano di emergenza
La guerra tra USA e Iran e il conseguente blocco dello stretto di Hormuz ha fatto tornare il tema dell’energia con forza al centro del dibattito pubblico, complici le tensioni geopolitiche, rincari e una transizione energetica ancora in pieno corso. L’Italia, come gran parte dei Paesi europei, è fortemente dipendente dalle forniture estere, una condizione che rende il sistema particolarmente vulnerabile quando si verificano crisi internazionali.
Il sopracitato Stretto di Hormuz è uno dei punti nevralgici per il traffico mondiale di petrolio e gas. Il blocco del passaggio marittimo (riaperto per sole due settimane dopo la tregua), se dovesse chiudersi nuovamente rischierebbe di mettere sotto pressione l’intero sistema energetico europeo e, in modo particolare, quello italiano.
Secondo le valutazioni emerse nelle ultime ore, il governo guidato da Giorgia Meloni starebbe già lavorando a un piano di emergenza nel caso in cui la situazione non si sblocchi entro la fine di aprile. Le preoccupazioni riguardano soprattutto la disponibilità di carburante e gas, con possibili ripercussioni dirette su mobilità, industria e servizi essenziali.
L’incubo è quello di un vero e proprio razionamento energetico, una sorta di “lockdown dell’energia” sulla falsariga di ciò che abbiamo vissuto in epoca Covid. L’Italia potrebbe trovarsi a dover gestire una riduzione delle forniture con misure straordinarie, e tra le ipotesi allo studio ci sarebbero limitazioni sui consumi domestici, come climatizzazione e riscaldamento, con l’obiettivo di ridurre significativamente la domanda di gas nei mesi più critici.
Sul fronte dei trasporti, il tema più delicato riguarda la possibile carenza di carburante presso le stazioni di servizio. Tra le soluzioni prese in considerazione tornano strumenti già utilizzati in passato, come le targhe alterne, pensate per ridurre il traffico e contenere i consumi, ma non si escludono inoltre difficoltà anche nel settore aereo, dove la disponibilità di cherosene potrebbe diventare un fattore limitante per la regolarità dei voli.
Le misure allo studio coinvolgerebbero anche l’illuminazione pubblica, con una riduzione prevista su strade, edifici e monumenti, e i settori industriali ad alto consumo energetico, che potrebbero essere chiamati a riorganizzare i ritmi produttivi. Si punta anche a incrementare il più possibile la produzione di energia attraverso fonti rinnovabili, affiancate, se necessario, anche da soluzioni più tradizionali come il carbone.
Per i lavoratori si valuta un’estensione significativa dello smart working, sia nella pubblica amministrazione sia nel settore privato, con l’obiettivo di ridurre gli spostamenti e alleggerire la domanda energetica complessiva. Resterebbero invece esclusi da eventuali restrizioni ambiti fondamentali come sanità e istruzione, che continuerebbero a operare senza interruzioni.