Il conflitto bellico tra Usa, Iran e Israele ha creato una esposizione finanziaria anche per i top brand dell’automotive.
I conflitti internazionali stanno minando la crescita economica del mercato del lusso d’automobili in quelle aeree geografiche, come il Medio Oriente, fondamentali per Case costruttrici come Ferrari. L’instabilità dei mercati unita alla crisi in quelle aree, si pensi a Dubai, desta grande preoccupazioni per tutti coloro i quali di lusso ci vivono. I top brand iniziano a soffrire di tutto un quadro di instabilità economica, dettato anche dalla chiusura del mercato russo all’industrie occidentali e la nuova politica commerciale degli Stati Uniti.

E’ possibile affidarsi ai dati pubblicati negli ultimi giorni da Reuters e Cnbc per comprendere al meglio la portata e l’impatto che si sta avendo sui mercati. Il mercato mediorientale, seppur di gran lunga inferiore a quello occidentale, ha un peso specifico in termini di profitti ed è sproporzionatamente più alto, con margini di guadagno altissimi, spinti da una forte domanda concentrata nei Paesi del Golfo, come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. In questi Paesi c’è una concentrazione di clientela che non bada a spese nell’ordinare una supercar, auto che quando non sono nella fascia luxury sono certamente in quella premium. Per fare un esempio, Porsche, invece, ha registrato una crescita del 28% dei ricavi per singola auto venduta in Medio Oriente. Lo stesso si può dire per BMW, che ha registrato una crescita delle consegne del 10% in Medio Oriente tra il 2024 e il 2025.
La situazione della Ferrari
La Casa modenese ha registrato un volume di vendite molto positivo lo scorso anno, pari al 4,6% delle vendite, con una crescita rispetto al 3,5% registrato nel 2024. Numeri importanti e fondamentali per il brand di Maranello, che ha un forte appeal sul mercato mediorientale, considerando che il mercato europeo è maturo e saturo, anche in quest’ultimo caso sono i dati a parlare delle vendite: Regno Unito (571), Svizzera (507) e Francia (598).

La preoccupazione dell’escalation cresce giorno dopo giorno con il prolungarsi del conflitto e la si può racchiudere nelle parole di Matthias Rauter, responsabile della comunicazione aziendale di Porsche: “L’attuale situazione in Medio Oriente potrebbe avere un impatto negativo sulla catena dei fornitori e sulla domanda in futuro”. Eventuali danni si vedranno più avanti.





