Che tanti italiani non se la passano bene è evidente facendo un giro tra le strade, ma cosa rappresenta esattamente la condizione di povertà dei trasporti? Scopriamo insieme.
La fotografia dell’Italia di oggi è un’immagine depressa, grigia e triste in certi casi. L’immagine del Belpaese, venduta all’estero, è una cartolina in bianco e nero per la condizione di molti italiani, che vivono e attraversano grandi difficoltà di sussistenza. Più di sette milioni di italiani vivono in condizione di “povertà dei trasporti”.
Questa formula virgolettata va sviscerata parola per parola e integrato, il suo significato, con la diffusa povertà sociale. Facciamo chiarezza, da quanto suddetto traspare una chiara vulnerabilità sociale che determina un’impossibilità di sostenere i costi crescenti di trasporto pubblico o privato, con le conseguenze che ne derivano sul piano dell’assenza di opportunità.
Il divario sociale è più marcato tra nord e sud, divario che separa lo stivale in due, ma le differenze economiche si respirano anche tra regione e regione del sud Italia. Un dato elaborato nel primo Green Paper realizzato sulla povertà dei trasporti in Italia, presentato dal Transport Poverty Lab e promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile porta alla luce un dato allarmante: 1,2 milioni di famiglie si trovano allo stesso tempo a rischio povertà e costretti a sostenere importanti costi di mobilità. Sono numeri in crescita soprattutto ora a causa di questi venti di guerra che arrivano anche alle nostre latitudini e alla pompe di benzina.
Un divario territoriale che ha il paradosso geografico degli opposti, in Calabria il tasso di famiglie vulnerabili per quanto riguarda l’accesso ai trasporti supera il 10%, mentre in Trentino-Alto Adige scende sotto il 2%. E’ un problema impattante sulle vite di molti, che sono costretti a centellinare le spese per operare delle scelte tra il piatto a tavola o il biglietto di un treno per arrivare in certi casi a valutare se prendere o meno una metropolitana in città.
Un peso maggiore se si vive in aree dove l’auto è una necessità, quindi il trasporto privato è obbligatorio. Si pensi ai piccoli centri montuosi, dove c’è una carenza nei trasporti pubblici e l’uso quotidiano dell’auto incide a fine mese in modo determinate sulle tasche e il bilancio familiare. La mobilità sostenibile ha un ulteriore costo, il passaggio green chiesto a gran voce dall’ Europa, procede lentamente in Italia a causa anche delle risorse insufficienti per molti italiani. Una vulnerabilità riconosciuta dal Fondo sociale per il Clima (istituito dal regolamento europeo): per arginarla il Fondo stesso utilizzerà circa 85 miliardi di euro nel periodo 2026-2032 (9 sono destinati all’Italia). Un incentivo al cambiamento e al passaggio all’elettrico che dovrebbe creare un risparmio nel lungo periodo.