Elkann sta vendendo pezzi d’Italia: crisi senza fine

Vi sono famiglie che hanno avuto un potere in Italia ancor prima dell’unificazione del Paese. Purtroppo gli eredi dell’impero Agnelli non hanno mantenuto le promesse.

C’era una volta una Italia florida che amava distinguersi e che faceva sognare una vita e non una mera sopravvivenza. Oggi quella realtà che aveva portato tante famiglia ad allargarsi e lavorare per un futuro migliore non esiste più. La colpa non è naturalmente imputabile ad un solo imprenditore, ma le politiche atte a favorire una fuga di capitali all’estero sono state permesse da Governi che non hanno saputo controbattere alle scelte di potenti uomini d’affari sempre più distaccati dalla realtà.

Clarkson contro Elkann
L’opinione di Jeremy Clarkson su Lancia (Ansa) Motorizzazionetorino.it

John Elkann, l’erede dell’impero di Gianni Agnelli, non sarà il primo e nemmeno l’ultimo a migrare all’estero. La vocazione internazionale il rampollo nato dall’unione tra Maergherita Agnelli, figlia dell’Avvocato, e il giornalista Alain Elkann, è partita sin dalla nascita. John, infatti, è nato a NY ed è stato cresciuto nei contesti formativi più disparati. L’obiettivo era modellare un manager in grado di parlare più lingue e affrontare le sfide di domani.

John Elkann, dopo la morte del figlio di Gianni, sostanzialmente è diventato l’erede di un impero vastissimo. Sua sorella Ginevra e suo fratello minore Lapo si sono mantenuti distanti con l’età dalle dinamiche aziendali, fatte di problemi e crisi. Il primogenito ha provato a inserirsi dopo la morte di Marchionne, autentico genio, in più ruoli. Se con la Ferrari non avrebbe in alcun modo potuto sbagliare, dato l’altissimo valore globale del marchio, con alcuni brand ha fallito. La scelta di unificare FCA e PSA non ha portato sin qui risultati in linea con le aspettative. Il colosso italo-francese avrebbe dovuto concorrere con Toyota e Volkswagen ma è rimasto impantanato tra proclami mai realizzati green, avarie e richiami tecnici e dimissioni illustri che hanno leso l’immagine di solidità aziendale.

Cessioni senza controllo

Preso dal panico, negli ultimi anni, John Elkann ha deciso di vendere quei capisaldi che caratterizzavano la nostra industria. Stellantis sta provando ad uscire da una crisi profondissima in cui è piombata con soluzioni che non favoriscono i lavoratori. Il Gruppo italo-francese dovrà fare a meno anche di un impianto che ha fatto la storia.

John Elkann ennesima vendita
John Elkann in conferenza stampa (ANSA) – MotorizzazioneTorino.it

Lo stabilimento di Cento (in provincia di Ferrara) della VM Motori è stato ceduto alla Gamma Holding, azienda creata dagli investitori che controllano la Marval, azienda specializzata nella produzione di componenti. Sino a pochi anni fa le testate e i basamenti motore erano un affare della famiglia Agnelli con ricadute nella filiera dei veicoli pesanti, mentre oggi ha cambiato padrone.

L’azienda venne fondata nel 1947, grazie a due imprenditori locali, Claudio Vancini e Ugo Martelli. Le iniziali dei loro cognomi portarono alla nascita della sigla VM. Divenne nota livello nazionale per avere creato il primo motore diesel italiano, per poi avere una risonanza a livello mondiale. La Marval ha sede a Torino e impiega circa 800 persone in Italia, Gran Bretagna e Cina, vendendo componenti ad aziende come John Deere, Daimler Truck, Iveco, Scania, BYD e Sany. Stellantis è sempre più affanno.