Dal #FORUMAutoMotive un appello urgente all’Europa: mercato fermo, concorrenza cinese in crescita e rischio concreto per lavoro e industria.
Il settore automotive europeo lancia un segnale forte e senza precedenti: serve una svolta immediata o le conseguenze potrebbero essere pesanti per industria e occupazione. È il messaggio emerso con chiarezza durante l’evento “Automotive 2026, la svolta è adesso. Non c’è più tempo!”, organizzato a Milano da #FORUMAutoMotive.
Una presa di posizione condivisa da tutta la filiera, che fotografa un momento delicato per uno dei pilastri economici del continente.
Dal confronto tra operatori, analisti e aziende emerge una realtà preoccupante: il sistema automotive europeo, così com’è oggi, non è più sostenibile. Le richieste sono chiare: regole più semplici, politiche concrete e interventi rapidi per evitare un deterioramento della situazione.
L’allarme è netto: senza decisioni immediate si rischiano effetti gravi su produzione e posti di lavoro. Non si tratta più di scenari futuri, ma di una crisi già in atto, che coinvolge tutta la catena industriale.
Il messaggio è condiviso: serve un cambio di rotta immediato, con un approccio più pragmatico alle sfide della transizione energetica e alle politiche europee.
A rendere il quadro ancora più complesso è l’andamento del mercato. Secondo le analisi presentate durante l’evento, il mercato europeo dell’auto è sostanzialmente stagnante e difficilmente tornerà ai livelli pre-Covid nei prossimi anni.
Nel frattempo, la concorrenza globale si fa sempre più aggressiva. I costruttori cinesi continuano a guadagnare terreno e potrebbero arrivare a conquistare fino al 13% del mercato europeo entro il 2030.
Questo scenario mette sotto pressione i marchi europei, già alle prese con costi elevati, transizione elettrica e normative stringenti. Il risultato è un equilibrio sempre più fragile tra sostenibilità ambientale e sostenibilità industriale.
In sintesi, il settore automotive europeo si trova davanti a un bivio: accelerare con decisioni concrete oppure rischiare un progressivo declino competitivo. L’appello lanciato da Milano è chiaro e diretto: non c’è più tempo da perdere.