Addio Trenitalia, i nuovi treni dello Stato italiano mettono in crisi i privati: cambieranno i prezzi

Lo Stato italiano scende in campo con i nuovi treni che affiancheranno Trenitalia, Italo e gli altri che lavorano sul territorio

Tra investimenti, alta velocità e fondi europei, il settore dei trasporti sta vivendo una fase di trasformazione importante, con l’obiettivo di migliorare i servizi e aumentare la competitività.

treno statale afi
Addio Trenitalia, i nuovi treni dello Stato italiano mettono in crisi i privati: cambieranno i prezzi (Motorizzazionetorino.it)

La vera novità di questo 2026 è la nascita di una nuova società pubblica destinata a cambiare parte degli equilibri del sistema ferroviario italiano. Si chiama AFI ed è una spa interamente controllata dallo Stato, pensata per gestire una componente chiave del trasporto su rotaia.

Il nuovo treno statale e il suo ruolo

Il ruolo della nuova società sarà piuttosto specifico. AFI diventerà infatti proprietaria dei treni, ovvero dei vagoni e delle locomotive, che potranno poi essere utilizzati dagli operatori ferroviari. Un modello diverso rispetto a quello attuale, dove i mezzi sono generalmente di proprietà delle stesse aziende che gestiscono il servizio.

L’obiettivo principale è favorire una maggiore concorrenza. Separando la proprietà dei treni dalla gestione del servizio, si punta a rendere più equilibrate le gare per l’affidamento delle tratte, sia regionali sia a lunga percorrenza.

In questo modo, più operatori potrebbero partecipare senza dover sostenere direttamente l’investimento iniziale per l’acquisto dei convogli. Il decreto prevede anche nuove gare per i collegamenti Intercity, un segmento che negli ultimi anni è rimasto più stabile rispetto all’alta velocità. L’idea è quella di aprire ulteriormente il mercato, stimolando una competizione che dovrebbe tradursi in servizi migliori per i passeggeri.

La nuova società utilizzerà parte dei fondi del PNRR non ancora impiegati, per un totale di circa 1,2 miliardi di euro. Queste risorse serviranno per acquistare un centinaio di nuovi treni, che andranno a rinnovare e ampliare il parco rotabile nazionale.

La governance sarà interamente pubblica, con il Ministero dell’Economia a detenere il controllo diretto e il Ministero delle Infrastrutture coinvolto nella gestione strategica. Una struttura pensata per garantire un coordinamento stretto tra investimenti e politiche di mobilità.

AFI non sostituirà realtà già esistenti come RFI o Trenitalia, ma si affiancherà a queste con un ruolo diverso. Non gestirà direttamente i servizi né le infrastrutture, ma si occuperà esclusivamente dei mezzi, diventando una sorta di “fornitore” per gli operatori ferroviari.

Se il progetto funzionerà, potrebbe portare a un sistema più dinamico e competitivo, con benefici sia in termini di qualità del servizio sia di efficienza, con effetti anche sui prezzi che saranno rivisti al ribasso. Molto però dipenderà da come verranno strutturate le gare e da quanto effettivamente nuovi operatori riusciranno a entrare nel mercato.