Il pagamento a cottimo sta portando i lavoratori ad escogitare uno stratagemma illegale per poter guadagnare più soldi in meno tempo
Nelle grandi città italiane la consegna di cibo a domicilio è diventata parte della routine quotidiana. Pochi minuti dopo un ordine online, qualcuno su due ruote attraversa il traffico per portare una cena, una spesa o un pacco direttamente sotto casa.

Più consegne si effettuano, più si guadagna: questo modello a cottimo spinge molti ciclofattorini a comprimere i tempi il più possibile per aumentare il numero di ordini completati in una giornata.
E-bike truccate: il modo per guadagnare più soldi
Per fare più consegne, le normali biciclette elettriche, che per legge non possono superare i 25 chilometri orari, vengono spesso trasformate in qualcosa di diverso. Le cosiddette fat bike, riconoscibili per le ruote larghe adatte a fondi irregolari e pavé cittadini, vengono modificate con batterie aggiuntive e interventi sulle centraline elettroniche. Il risultato sono mezzi capaci di raggiungere velocità intorno ai 45 km orari, ben oltre i limiti previsti.

A Milano acquistare una di queste biciclette può costare tra gli 800 e i 2000 euro. Una spesa importante per chi lavora a consegna, spesso senza tutele contrattuali solide e con redditi variabili. Il mezzo diventa di fatto uno strumento di lavoro da finanziare di tasca propria.
Come raccontano realtà sindacali autonome attive nel settore, queste biciclette non si trovano nei negozi tradizionali ma vengono vendute soprattutto online, talvolta già modificate e a prezzi più elevati. Secondo chi segue da vicino il mondo dei rider, la fornitura dei mezzi dovrebbe essere a carico delle piattaforme di food delivery, ma nella pratica i costi ricadono quasi sempre sui lavoratori.
In caso di controlli, i mezzi modificati rischiano il sequestro da parte della polizia municipale e le sanzioni possono arrivare fino a 10 mila euro. Una cifra insostenibile per chi lavora con margini già ridotti, anche perché molti ciclofattorini sono lavoratori stranieri e spesso si affidano a intermediari che forniscono sia la bicicletta sia l’account necessario per operare sulle piattaforme digitali.
La pressione a consegnare rapidamente ha effetti evidenti anche sulla sicurezza stradale. Le biciclette modificate sfrecciano nel traffico urbano, talvolta imboccando sensi vietati, salendo sui marciapiedi o ignorando semafori e strisce pedonali.Molti lavoratori non ricevono una formazione strutturata sul codice della strada e spesso non indossano dispositivi di protezione come il casco. L’assenza di percorsi obbligatori sulla sicurezza si somma alla fretta imposta dal sistema di pagamento a consegna, trasformando la produttività in un imperativo economico.
Le ultime inchieste della Procura di Milano hanno riportato l’attenzione su un sistema che, secondo diversi osservatori, era visibile da tempo ma poco affrontato in modo organico. Le indagini stanno facendo emergere non solo questioni contrattuali ma anche le irregolarità legate ai mezzi utilizzati per le consegne.
Il lavoro della magistratura potrebbe contribuire a far emergere le criticità strutturali del settore, in modo simile a quanto avvenuto in altri Paesi europei dove i controlli sul lavoro nella gig economy hanno portato a interventi più stringenti.





