La notizia sulla nuova tassa in arrivo per gli automobilisti italiani ha mandato in allerta tutta la popolazione. Ecco come stanno le cose
Il costo di possedere e utilizzare un’auto in Italia è spesso al centro del dibattito pubblico, e il sistema fiscale italiano legato alla mobilità si concentra su diverse forme di prelievo. Le principali riguardano l’energia e i carburanti, come le accise su benzina e gasolio, oppure il possesso e l’utilizzo dei veicoli, come il bollo auto e l’assicurazione obbligatoria. Esistono poi imposte legate alle emissioni inquinanti, e nelle ultime ore sta circolando una voce su possibili nuove tasse legate alla rumorosità dei veicoli.
La realtà però è molto diversa. Nell’ordinamento italiano non esiste alcuna tassa specifica sul rumore prodotto dai veicoli privati. Non esiste quindi un tributo applicato direttamente agli automobilisti sulla base dei decibel emessi dal motore o dallo scarico della propria auto. La confusione nasce spesso dal fatto che esistono normative sull’inquinamento acustico e sanzioni per chi supera determinati limiti sonori, ma si tratta di strumenti completamente diversi dalla tassazione.
Il tema del rumore viene invece affrontato attraverso regolamentazioni tecniche e sanzioni amministrative. Il Codice della Strada stabilisce che i veicoli devono essere dotati di sistemi di scarico efficienti e silenziatori funzionanti. Chi modifica lo scarico o utilizza componenti non omologati rischia multe e, nei casi più gravi, anche il fermo del veicolo. Allo stesso modo l’uso improprio del clacson è sanzionato perché il segnale acustico deve essere utilizzato solo in caso di reale pericolo.
Esiste inoltre una normativa più ampia sull’inquinamento acustico che tutela i cittadini da rumori considerati molesti. Il Codice Civile stabilisce che non devono essere superati i limiti di tollerabilità nelle cosiddette immissioni sonore tra vicini. In questi casi però si parla di responsabilità civile legata a situazioni specifiche e documentate, non di una tassa generalizzata applicata agli automobilisti.
Nel resto d’Europa il principio che guida molte politiche ambientali è quello secondo cui chi inquina paga. Questo concetto ha portato negli anni alla nascita di diverse tasse ambientali, soprattutto legate alle emissioni di CO2 o al consumo di carburanti. L’Unione Europea ha preferito introdurre limiti tecnici sempre più severi sui livelli sonori dei veicoli e sulle omologazioni, piuttosto che creare una tassazione diretta sui decibel.
In alcune città europee esistono pedaggi urbani o zone a traffico limitato basati su parametri ambientali, ma anche in questi casi il rumore è solo uno degli elementi presi in considerazione e non rappresenta una tassa autonoma. L’obiettivo è ridurre il traffico e l’impatto ambientale complessivo, non tassare direttamente il rumore dei veicoli.