Situazione drammatica in casa Stellantis, con il colosso di John Elkann alle prese con un crollo senza precedenti che vede andare in fumo tanti miliardi di euro
La transizione energetica e la pressione normativa sull’elettrificazione i hanno costretto i grandi gruppi industriali a rivedere strategie e investimenti per tanti colossi automobilistici, tra cui Stellantis che si è ritrovata a dover affrontare momenti di forte turbolenza, soprattutto quando le scelte industriali non hanno coinciso con l’andamento reale del mercato.

Il colosso di Elkann ha appena pubblicato i risultati finanziari relativi al 2025 che sono a dir poco disastrosi, senza utilizzare troppi giri di parole. Nonostante ricavi complessivi ancora molto elevati, pari a 153,5 miliardi di euro, il bilancio dell’anno si chiude con una perdita netta record di 22,3 miliardi di euro.
I motivi del crollo di Stellantis
Un risultato pesante che è stato influenzato soprattutto da 25,4 miliardi di euro di oneri straordinari legati alla revisione strategica avviata negli ultimi mesi. Guardando al risultato operativo rettificato, il cosiddetto AOI, il gruppo ha registrato una perdita di 842 milioni di euro, mentre il flusso di cassa industriale è risultato negativo per circa 4,5 miliardi.

Il 2025 è stato infatti un anno particolarmente complesso per il gruppo automobilistico nato dalla fusione tra Fiat Chrysler e PSA, e la situazione si è ulteriormente complicata dopo le dimissioni dell’ex amministratore delegato Carlos Tavares, che ha lasciato la guida dell’azienda nel dicembre 2024. Il cambio di leadership ha aperto una fase di transizione durata diversi mesi, fino alla nomina di Antonio Filosa come nuovo amministratore delegato nel giugno del 2025.
Proprio sotto la nuova gestione è stata avviata una revisione della strategia industriale, con l’obiettivo di adattare la produzione alle reali condizioni del mercato. Filosa ha riconosciuto apertamente che il gruppo ha sopravvalutato la velocità con cui i clienti avrebbero adottato le auto elettriche, una previsione che ha costretto Stellantis a ricalibrare rapidamente i piani industriali.
Nel secondo semestre del 2025 sono stati stanziati circa 22,2 miliardi di euro per riallineare la gamma dei modelli. L’obiettivo è offrire un portafoglio più equilibrato, composto non solo da veicoli elettrici ma anche da motorizzazioni ibride e termiche, in modo da adattarsi meglio alla domanda reale dei diversi mercati.
Parallelamente il gruppo ha avviato anche un lavoro interno sulla qualità dei processi produttivi. Secondo i dati comunicati dall’azienda, i difetti di fabbrica sarebbero già diminuiti del 50% negli Stati Uniti e del 30% in Europa. Sono stati inoltre rivisti i rapporti con la rete dei concessionari e con i sindacati, mentre in Europa è stato avviato un processo di riduzione della forza lavoro.
Per il 2026 Stellantis punta ora a rilanciare la propria presenza sul mercato con una serie di nuovi modelli che dovrebbero contribuire alla ripresa, tra cui la nuova Citroen C5 Aircross in versione completamente elettrica, la futura Jeep Compass elettrica e soprattutto la Fiat 500 Hybrid, una vettura su cui il gruppo conta molto per rafforzare la propria offerta nei segmenti più popolari.





