Alfa Romeo è da sempre un’icona del vero Made in Italy, ma la situazione per il Biscione è complicatissima
Alfa Romeo è uno di quei marchi che insieme a FIAT rappresenta un pezzo di identità industriale e culturale italiana. Stellantis da tempo sta cercando di riportare il Biscione al centro della scena cercando di portare il marchio ad avere un posizionamento più vicino al mondo premium, ed uscire dal limbo attuale che la vede distante dai marchi alla portata di tutti come FIAT e Dacia ma anche distante dai marchi premium come Audi e Mercedes. Il simbolo di questa rinascita dovevano essere Giulia e Stelvio, che però non sempre sono premiate dai volumi di vendita.

La realtà produttiva però è sempre più complessa. Ed è proprio qui che emergono le difficoltà più evidenti, che oggi non riguardano più soltanto le strategie di prodotto o le scelte di mercato, ma la tenuta stessa di uno dei poli industriali più importanti per il marchio.
Alfa Romeo, situazione delicata nello stabilimento
La situazione nello stabilimento Stellantis di Cassino, a Piedimonte San Germano, continua infatti a peggiorare, dove vengono assemblate le Alfa Romeo Giulia e le Alfa Romeo Stelvio, ma il ritmo produttivo procede ormai da tempo a singhiozzo. Il dato più emblematico arriva dall’inizio del 2026: nel solo mese di gennaio si è lavorato appena quattro giorni, un numero che da solo racconta meglio di qualsiasi analisi la gravità della situazione.

Se il 2025 è stato un anno negativo per tutti gli impianti del gruppo Stellantis, Cassino rappresenta senza dubbio il caso più preoccupante. Da quattro anni non esiste più il doppio turno e, secondo quanto emerso da diverse ricostruzioni, nel corso dello scorso anno si sono accumulati circa 105 giorni di fermo produttivo, includendo anche le vacanze natalizie.
Il risultato è stato un crollo dei volumi senza precedenti recenti. Nel 2025 dallo stabilimento sono uscite circa 19.000 auto in totale, il peggior dato dal 1972. Di queste, 14.378 erano Giulia e Stelvio, che rappresentano circa tre quarti dell’intera produzione, mentre le restanti unità riguardano la Maserati Grecale, prodotta in meno di 5000 esemplari. Numeri che appaiono ancora più drammatici se confrontati con il passato recente: nel 2017, solo otto anni fa, Cassino aveva superato quota 135.000 vetture annue.
A preoccupare maggiormente lavoratori e sindacati è però lo scenario per il 2026. Al momento non risultano nuovi modelli in arrivo capaci di garantire volumi significativi. Giulia e Stelvio sono state confermate fino al 2027, ma le immatricolazioni di entrambe sono in calo costante da almeno tre anni.
Tutto è quindi rimandato al nuovo piano industriale per l’Italia che Stellantis presenterà il 21 maggio, quando il CEO Antonio Filosa parlerà dagli Stati Uniti. Un appuntamento atteso con grande apprensione, perché da quelle dichiarazioni potrebbe dipendere il futuro del marchio del Biscione.




