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Stellantis, l’addio ora diventa ufficiale: mazzata clamorosa per l’Italia

Dopo mesi di incertezze e indiscrezioni, arriva la conferma definitiva: il progetto della Gigafactory di Termoli non si farà. Una decisione che riapre il dibattito sul futuro industriale dello stabilimento e sull’elettrificazione del gruppo.

La notizia ora è ufficiale: il progetto della Gigafactory per la produzione di batterie a Termoli è stato definitivamente cancellato. Una scelta che segna un cambio di rotta importante nella strategia industriale legata alla transizione elettrica in Italia e che lascia aperti molti interrogativi sul futuro dello storico impianto molisano.

Stellantis (ANSA) – Motorizzazionetorino.it

Stop definitivo alla Gigafactory: cosa è successo

La decisione di interrompere il progetto è legata a una revisione complessiva dei piani industriali e delle prospettive del mercato delle auto elettriche. Il rallentamento della domanda, unito ai costi elevati e a uno scenario economico incerto, ha portato a riconsiderare l’investimento previsto per la realizzazione della fabbrica di batterie.

Il sito di Termoli era stato inizialmente individuato come uno dei pilastri della strategia europea per la produzione di accumulatori, ma le condizioni attuali non sono state ritenute sufficienti per andare avanti. La cancellazione del progetto rappresenta un duro colpo per le aspettative di rilancio industriale del territorio.

Il futuro dello stabilimento di Termoli resta incerto

Con lo stop alla Gigafactory, resta ora da capire quale sarà il destino dello stabilimento di Termoli, storicamente legato alla produzione di motori. La transizione verso l’elettrico aveva alimentato speranze di riconversione e tutela occupazionale, ma la nuova situazione impone una revisione delle strategie.

Al momento non sono stati annunciati progetti alternativi concreti, anche se resta l’impegno a mantenere attivo il sito produttivo. Sindacati e istituzioni locali chiedono ora chiarezza e garanzie, mentre cresce la preoccupazione per il futuro dei lavoratori.

Antonio

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Antonio