Ferrari, crollo inaspettato: notizia sorprendente per l’economia italiana, che guaio per Elkann

Ferrari continua a essere uno dei simboli industriali più forti d’Italia, tra lusso, sport e strategia globale, ma il recente crollo ha sorpreso tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori

Il marchio Ferrari è un marchio che non ha bisogno di presentazioni, icona per eccellenza del Made in Italy, tra le sue supercar stupende e le grandi vittorie in Formula 1 con Michael Schumacher è il simbolo del successo in pista e fuori. Il brand di Maranello rappresenta un unicum nel panorama industriale italiano, capace di unire lusso, sportività e un posizionamento globale che pochi altri costruttori possono vantare.

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Ferrari, crollo inaspettato: notizia inaspettata per l’economia italiana, che guaio per Elkann (Motorizzazionetorino.it)

Questo approccio ha permesso a Ferrari di costruire un modello di business unico nel settore automobilistico, dove le vendite sono volutamente controllate, la domanda supera stabilmente l’offerta e i margini restano elevati anche in contesti economici complessi. Una strategia che ha reso il Cavallino una realtà atipica rispetto agli altri costruttori, più vicina per certi aspetti al mondo del lusso che a quello dell’auto tradizionale.

Ferrari crolla in borsa: stime pessimistiche degli analisti

Proprio questa forza identitaria rende ogni movimento del titolo particolarmente osservato, non solo dagli investitori ma anche dagli appassionati di motori. Negli ultimi mesi, il contesto dei mercati finanziari è diventato più selettivo e meno incline a premiare automaticamente i titoli che in passato avevano corso molto.

Anche aziende solide e con fondamentali robusti finiscono quindi sotto una lente più critica, soprattutto quando le valutazioni raggiungono livelli elevati. In questo scenario rientra anche Ferrari, società quotata sul FTSE MIB e da tempo considerata una delle blue chip più iconiche di Piazza Affari.

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Ferrari crolla in borsa: stime pessimistiche degli analisti (Motorizzazionetorino.it)

Alcuni tra i principali analisti internazionali hanno infatti deciso di rivedere le proprie stime sul titolo. Goldman Sachs ha abbassato il target price a 378 euro per azione, rispetto ai precedenti 391 euro, confermando comunque una raccomandazione di acquisto. Una mossa che segnala prudenza sulle valutazioni, ma non mette in discussione la qualità complessiva del business Ferrari.

Una revisione simile è arrivata anche da Morgan Stanley, che ha ridotto il proprio obiettivo di prezzo a 355 euro per azione dai 367 indicati in precedenza. Il taglio non rappresenta una bocciatura, ma piuttosto un adeguamento delle aspettative in un contesto di mercato più cauto rispetto al recente passato.

I tagli ai target price non sono necessariamente legati a un peggioramento delle prospettive operative di Ferrari, il Cavallino continua a beneficiare di un portafoglio ordini solido, di una domanda che supera stabilmente l’offerta e di una strategia che punta più sulla marginalità che sui volumi.

Il punto chiave è che il titolo aveva raggiunto valutazioni molto elevate, frutto di anni di performance brillanti in Borsa. In situazioni simili, è normale che le grandi banche d’affari decidano di “raffreddare” leggermente le aspettative, soprattutto quando il contesto macroeconomico globale diventa più complesso e meno prevedibile.

Ferrari, dal canto suo, resta un’azienda con caratteristiche difficilmente replicabili. Il posizionamento nel segmento del lusso automobilistico, la capacità di trasferire i costi sul prezzo finale e un brand che non conosce crisi di reputazione sono elementi che continuano a sostenere l’interesse degli investitori di lungo periodo. Per questo motivo, nonostante le revisioni al ribasso dei target, le raccomandazioni restano positive.

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