Il piano di riduzione del personale nello storico stabilimento polacco scatena duri attacchi dei sindacati, che chiedono trasparenza sul futuro industriale e critiche alla holding Exor.
Lo storico sito produttivo Stellantis di Tychy, in Polonia, è al centro di una controversia dopo l’annuncio di un massiccio piano di licenziamenti collettivi che colpirà centinaia di lavoratori.

Secondo quanto comunicato ai sindacati e riferito da fonti locali, la direzione dell’azienda ha proposto una riduzione di circa 320 posti di lavoro, tra operai e impiegati, entro la prossima primavera.
Tuttavia, le organizzazioni sindacali polacche stimano che, includendo i contratti a tempo determinato non rinnovati e i lavoratori assunti tramite agenzie, il numero totale di persone interessate potrebbe superare i 740. Lo stabilimento, che impiega oltre 2.300 persone, si trova così di fronte a un taglio pari a circa un terzo dell’intera forza lavoro.
La decisione arriva in un momento difficile per il mercato automobilistico europeo, con un calo della domanda di modelli chiave come Jeep Avenger e Alfa Romeo Junior e un contesto economico incerto che ha portato Stellantis a cancellare il terzo turno di lavoro in programma dal prossimo marzo.
La riduzione dei volumi produttivi non riguarda solo i dipendenti diretti, ma potrebbe avere effetti a catena su decine di aziende dell’indotto nella regione.
Sindacati in rivolta e attacchi alla holding Exor
La reazione delle sigle sindacali, in particolare Solidarnosc, è stata particolarmente dura. Non solo i rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto spiegazioni a Stellantis sul piano di licenziamenti, definendolo più penalizzante rispetto ad altre realtà del gruppo, ma hanno indirizzato critiche anche verso Exor, la holding della famiglia Agnelli/Elkann di cui fa parte Stellantis.
I sindacati lamentano di non essere stati coinvolti nelle decisioni strategiche e chiedono che l’azienda renda pubblici i piani industriali a medio termine per garantire la sostenibilità dello stabilimento di Tychy.
Nel contesto delle trattative, Solidarnosc ha richiesto condizioni più vantaggiose per le uscite volontarie, tra cui indennità di licenziamento fino a 36 mensilità, contro il tetto di 24 mensilità proposto dall’azienda per i lavoratori con maggiore anzianità. I confronti tra le parti sono in corso, con l’obiettivo di trovare un compromesso che limiti l’impatto sociale della riorganizzazione produttiva e definisca un futuro più chiaro per lo stabilimento.





